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    Imagine there's no heaven It's easy if you try No hell below us Above us only sky Imagine all the people Living for today... Imagine there's no countries It isn't hard to do Nothing to kill or die for And no religion too Imagine all the people Living life in peace... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one I hope someday you'll join us And the world will be as one Imagine no possessions I wonder if you can No need for greed or hunger A brotherhood of man Imagine all the people Sharing all the world... You may say I'm a dreamer But I'm not the only one I hope someday you'll join us And the world will live as one
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    e gli oppressi,
    non c'è scampo
    per un vecchio ordine
    fondato sul privilegio
    e sull'ingiustizia.

    Enrico Berlinguer


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    stimolandoli e sollecitandoli realmente.
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    dev'essere una manifestazione determinata
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    se nella tua manifestazione vitale di uomo amante
    non fai di te stesso un uomo amato,
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    Visto che dal mio blog su Wired è sparito...
    12 luglio 2011
    Visto che dal mio blog su wired (http://blog.wired.it/codiceaperto/2011/07/11/province-o-non-province-e-se-studiassimo-prima.html)... e non credo per distrazione di qualcuno... lo ripubblichiamo qui!
    Peccato perché c'erano commenti interessanti!


    Modelli di riaggregazione territoriale per la futura PAL

    Esiste un’esigenza da anni largamente avvertita(1[i]) di razionalizzare e possibilmente semplificare la struttura della Pubblica Amministrazione Locale italiana (PAL), anche alla luce della grande trasformazione della mobilità individuale, dei mezzi di comunicazione e della domanda e dell’offerta di servizi favorite anche dagli interventi normativi degli ultimi venti anni.

    In questo contesto, è necessario fondare ogni tipo di intervento basandosi su studi e dati concreti che riflettano gli schemi di mobilità fisica e le reti di comunicazione sociali esistenti sul territorio e facendo riferimento ad un quadro puntuale dei servizi esistenti e necessari per una Pubblica Amministrazione (PA) efficiente ma soprattutto pronta ad adattarsi all’evoluzione delle tecnologie e alle mutevoli esigenze dei cittadini e delle imprese. Non si tratta, cioè, di cancellare a priori e indiscriminatamente l’uno o l’altro ente territoriale.

    Un gruppo di ricercatori italiani (università e CNR) ha definito una proposta per la progettazione di modelli di riaggregazione territoriale per la futura Pubblica Amministrazione Locale con l’obiettivo di offrire scientificità alle scelte politiche di semplificazione della macchina pubblica.

    Metodologia

    Il progetto prevede di studiare da diversi punti di vista (amministrativo, tecnologico, statistico, sociologico, economico,…) il territorio per contribuire a definire la mappatura ideale della Pubblica Amministrazione Locale.  A tale scopo si farà leva sulle grandi masse di dati, oggi disponibili, provenienti sia dalle fonti ufficiali ed istituzionali, sia dalle infrastrutture ICT che permettono di rilevare le tracce digitali delle attività umane, quali le reti di telefonia mobile ed il web. Questi "big data" rappresentano oggi un microscopio sociale di ampiezza e precisione senza precedenti, capace di registrare i sistemi complessi di relazioni sociali ed economiche. Recenti tecniche di analisi di questi dati mostrano come sia possibile far emergere da questi le aggregazioni territoriali o funzionali che meglio riflettono la struttura e la dinamica dei sistemi di relazioni - confini virtuali emergenti, che possono suggerire aggregazioni ottimali per la PA.  Trattandosi di informazioni georeferenziate sarà inoltre possibile impiegare tecniche statistiche di analisi spaziale in grado di modellare le potenziali relazioni fra le osservazioni per definire aggregazioni che tengano conto anche di questa informazione.

    In particolare si dovranno, per tutta la PAL, raccogliere, analizzare e rappresentare su mappe georeferenziate le seguenti informazioni:

     

    ·    Territorio

    o    Popolazione (suddivisa per Comune, Comunità Montana, Provincia, Regione): distribuzione, struttura anagrafica.

    o             Viabilità (strade, autostrade, ferrovie, piste ciclabili, porti, aeroporti,…)

    o             Orografia

    o             Attuali strutture e articolazioni della PAL

    o             Esigenze di protezione civile

    o    Localizzazione delle strutture di servizio a impatto sociale (asili, scuole, ospedali, centri sociali, centri sportivi,…)

    o    Accessibilità (a enti pubblici, servizi e siti online, anche ai sensi della L.4/2004,…)

    o    Struttura industriale del territorio (distretti, competenze, relazioni con università e centri di ricerca, occupazione)

    o             Università e centri di ricerca

    o             Parchi naturali e aree protette

    o    Localizzazione dei beni artistici, archeologici e architettonici (ricadute economiche sul territorio con il turismo)

    ·    Mobilità

    o             Mezzi di trasporto utilizzati

    o             Flussi

    o             Orari, costi e tempi di percorrenza

    o             Stima dell’impatto ambientale

    ·    Connettività e informatizzazione

    o             Diffusione della banda larga sul territorio

    o             Accesso e competenze di uso di Internet da parte della PAL

    o             Accesso e competenze di uso di Internet da parte dei cittadini

    o             Quantità e qualità dei servizi online

    o    Qualità dei siti pubblici (anche in funzione della Direttiva Brunetta e della Legge 4/2004)

    ·    Competenze e servizi della PAL: elenco per ogni tipologia di ente; descrizione dei flussi informativo/documentari e tipi di documenti (per alcune tipologie di enti).

    ·    I cittadini

    o    Definizione dei profili degli utenti della PA di oggi (in base a caratteristiche socio-demografiche, regione di residenza e propensione alle ICT).

    o    Previsione dei profili degli utenti della PA di domani, i cd. “nativi digitali” (in base a caratteristiche socio-demografiche, regione di residenza e capacità d’uso delle ICT)

    ·    Reti sociali

    o             Frequenza delle connessioni telefonica tra cittadini e con la PAL

    o             Frequenza delle connessioni online tra cittadini e con la PAL

    o             Formazione di cluster (sia tra cittadini che tra cittadini  e PAL: C2C, C2G)

    o             Relazione tra cluster di reti sociali e cluster di mobilità

    Per ognuno dei punti sopra elencati, sarà necessaria un’analisi comparata della normativa nazionale e regionale che tenga conto del riparto di competenze, così come precisato nell'art. 117 della Costituzione, ma che al tempo stesso registri eventuali spazi di sovrapposizione e/o di contrasto.(2[ii])

    Attraverso tecniche quantitative i dati dinamici (mobilità fisica e connessioni ICT) saranno comparati ai dati sulla popolazione e sui servizi al fine di stabilire le relazioni privilegiate in atto tra i gruppi di cittadini e le infrastrutture esistenti o eventualmente ipotizzabili. Questa comparazione comporterà anche l’individuazione di diversi livelli di aggregazione, strutturati probabilmente anche in maniera gerarchica, individuabili da parametri oggettivi legati alla frequenza delle connessioni e al grado di connettività (numero di legami tra soggetti).

    Oggi questo tipo di studio non è economicamente oneroso come poteva essere in passato, e risulta particolarmente efficace. Da un lato, lo sviluppo relativamente recente di strumenti di reperimento (per esempio, database già esistenti), tecniche e metodologie di indagine (quantitative e qualitative) riduce i costi e i tempi per l’analisi di grandi quantità di dati. Dall’altro lato, la mobilità geografica e i nuovi modelli di relazione sostenuti dalle ICT tra i cittadini e l’amministrazione offrono nuovi elementi e spunti per ripensare il ruolo della PA nei confronti di un utente sempre più esigente. Non bisogna dimenticare che nel giro di pochi anni i “nativi digitali” richiederanno servizi e risposte da parte dell’amministrazione all’altezza delle loro competenze digitali.

    Si propone inoltre:

    ·    lo svolgimento di una indagine sulla conoscenza e l’opinione degli Italiani sui fenomeni oggetto di ricerca

    ·    la realizzazione di Delphi e/o focus group per una analisi e costruzione della governance al fine di studiare e costituire percorsi di consenso organizzativo.

    L’intero lavoro potrebbe iniziare come studio pilota su una sola Regione per poi estendersi a tutto il territorio nazionale.

    Cloud Computing

    Il Cloud Computing offre la possibilità di trasformare a ridisegnare radicalmente il modo in cui opera la Pubblica Amministrazione. Nei prossimi dieci anni l'ICT pubblica attraverserà una massiccia trasformazione in tal senso, come già evidenziano le esperienze statunitensi e inglesi (G-Cloud). Il Cloud Computing non si connette solo a persone attraverso i loro vari dispositivi, ma anche miliardi di sensori che stanno diventando parte di un Internet ibrido. Dalla rete elettrica per i sistemi di trasporto intelligenti, centinaia di miliardi di sensori "Internet-enabled" invieranno online miliardi di informazioni e tutte le informazioni che producono potranno essere lette, analizzate e gestite in real-time. Queste informazioni porteranno necessariamente a un diverso rapporto tra cittadini e PA.

    Questo progetto dovrà quindi tenere in considerazione anche l’evoluzione delle tecnologie e delle policy nell’ottica del Cloud Computing.

    Competenze, risorse e costi

    Un progetto di questa portata non può prescindere da contributi interdisciplinari con competenze relative a:

    ·    Data mining

    ·    Demografia e geografia antropica

    ·    Diritto  pubblico (costituzionale, regionale, amministrativo)

    ·    Ecologia e ambiente

    ·    Economia

    ·    GIS

    ·    ICT, HCI e accessibilità

    ·    Indagine campionaria

    ·    Ingegneria dei sistemi e di processo

    ·    Organizzazione della PAL

    ·    Sociologia

    ·    Statistica

     

    La gestione di questa complessa rete di competenze comporta necessariamente un’articolazione in gruppi di lavoro che, pur dovendosi coordinare in maniera fattiva e profonda, saranno anche in grado di operare con forte autonomia organizzativa per evitare effetti di inefficienza e ritardo.

    .

    Nella fase avanzata del progetto si possono prevedere audizioni degli stakeholder quali ANCI, UPI, UNCEM, Regioni, Dipartimento Funzione Pubblica, Associazioni di categoria, Università e centri di ricerca.

    .

    Una caratterizzazione fortemente scientifica del progetto, così come è stata impostata in questa proposta, permette di individuare collaborazioni nel contesto universitario e dei centri di ricerca pubblici (dove i proponenti hanno già concretamente individuato parte delle competenze necessarie). Si otterrebbe così un relativo contenimento dei costi, che si ridurrebbero alla retribuzione di un project manager e di numero limitato di collaboratori a progetto e alla copertura delle spese vive (missioni, strumentazione e spese generali).

    Durata

    La durata del progetto, così come articolato, dipende moltissimo dal numero di persone che si riusciranno a catalizzare intorno agli obiettivi fissati e dovrà essere definita con chiarezza in fase studio di fattibilità e progettazione. Si ritiene tuttavia di poter ipotizzare che, con una squadra di 6-8 coordinatori e un gruppo di lavoro (tipicamente da 2 a 4 persone per ogni coordinatore), si possano delineare i primi sviluppi dopo sei mesi e avere alcuni risultati già dopo un anno di lavoro.

    Un taglio rilevante sul numero delle persone si rifletterà ovviamente sui tempi e oltre un certo limite anche sulla qualità e scientificità del risultato.

    Partner

    A oggi hanno aderito al progetto gli enti di ricerca indicati nella tabella seguente. I partner già coprono la maggior parte dei ruoli e delle competenze necessarie per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, altri ne verranno coinvolti in fase di progettazione esecutiva.

    Conclusioni e proposte

     


    Tabella 1. Elenco Partner e competenze

    Soggetto

    Competenze

    Consorzio QUINN

    Mappatura dei processi della pubblica amministrazione con linguaggi formali (BPMN, IDEF0, ARIS)

    ITTIG – CNR, Firenze

    Diritto Pubblico

    IRPPS – CNR, Roma

    Demografia, geografia antropica, sociologia, statistica, HCI e accessibilità, GIS

    KDD Lab, ISTI – CNR

    Data mining e mobilità

    Dipartimento di Informatica, Università di PI & Barabási Lab, Northeastern University, Boston

    Data mining, teoria delle reti

    Dipartimento di Discipline della Comunicazione, Università di BO

    Sociologia e sociologia delle reti

     

    Dipartimento di Statistica, Università di Firenze

    Statistica spaziale e georeferenziata

    Proponente e coordinatore del progetto

    Prof. Flavia Marzano

     

     

     



    1.      http://www.facebook.com/pages/Abolire-Le- Province/286187786505

           http://www.aboliamoleprovince.it/

           http://geograficamente.wordpress.com/2009/04/05/georiforme-%E2%80%93- cambiare-o-abolire-    leprovince/

    http://www.generazioneitalia.it/2010/06/18/la- manovra-non-soddisfa-si-torni-al-taglio-delle-province/#comments

    http://www.agenparl.it/articoli/primo-piano/flusso-agenzia/politica/20110301- abolizione-province-lanzillotta-api-ministro-sacconi-basta-chiacchiere-la-maggioranza- dica-in-parlamento-cosa-vuol-fare

    2.      Com'è noto, infatti, negli anni scorsi la Corte costituzionale più volte ha richiesto, nelle ipotesi di ambiti competenziali non esattamente delimitabili o comunque riconducibili a più di una materia tra quelle elencate all'art. 117 della Costituzione, che si facesse ricorso al principio di leale collaborazione. A dieci anni dalla riforma costituzionale del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, è quindi utile, e anzi necessario, verificare il diverso andamento della legislazione statale e di quella regionale, oltre che delle norme e delle prassi della pubblica amministrazione locale, in uno o più dei settori considerati dal progetto. A verifica dovrà essere sottoposto anche il principio di leale collaborazione, così come operante sino ad oggi nell'attuale sistema delle Conferenze, anche tenendo conto della nuova disciplina introdotta con la istituenda Conferenza della Repubblica.

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    permalink | inviato da undo il 12/7/2011 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
    ... e così si comincia...
    5 ottobre 2010
    Il blog di Nicola Mattina oggi, con un po' di anticipo, si fidanza con Wired Italia e visto che anche questo blog si sta fidanzando con Wired Italia (ma che cosa sarà questa promiscuità...), faccio un piccolissimo post.
    Qualcuno di voi sa già che negli ultimi mesi sono stata parecchio assente e non proprio per colpa mia o per ignavia (mi sono fratturata una vertebra e ho passato l'estate a letto), ma riparto, riparto... la sosta mi è servita solo per prendere la rincorsa!
    Sono ancora un po' scarruffata, ma ci sono...
    A presto!



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    permalink | inviato da undo il 5/10/2010 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
    L'hardware open source ha una sua licenza
    16 luglio 2010

    I protagonisti del settore preparano la definizione ufficiale con relativa licenza per la distribuzione tra pari. Accento posto sulla libera circolazione delle idee e le non poche differenze con il software libero e open source

    Roma - Si torna a parlare di hardware open source e in particolare della definizione e della licenza che dovrebbero governare la redistribuzione e la condivisione di design, idee, progetti e codice a corredo. I protagonisti del settore firmano la terza revisione della definizione di Open Source Hardware e si preparano al primo convegno a tema ("Open Hardware Summit") previsto per il prossimo 23 settembre a New York.

    Si consolida dunque il fronte dell'hardware a "codice" aperto, con l'evidente obiettivo di standardizzare iniziative sin qui slegate sino a ottenere il riconoscimento - da parte dell'industria e dei potenziali clienti/utenti - che attualmente caratterizza il movimento del software open. Un compito non facile, a ben vedere, che deve tenere in debita considerazione la sostanziale differenza esistente tra software e hardware, tra bit invisibili e dispositivi reali.

    "L'Open Source Hardware (OSHW) - recita la definizione - è un termine che indica artefatti tangibili (macchine, dispositivi, o altri tipi di cose fisiche) il cui design è stato distribuito al pubblico in modo che ognuno possa creare, modificare, distribuire o usare questi oggetti". L'hardware è differente dal software perché per realizzare beni tangibili occorre sempre mettere a frutto risorse fisiche, recita la definizione OSHW, e l'imperativo per chi voglia sfruttare l'OSHW è non chiamare in causa il designer originale né sfruttare un qualunque marchio registrato in possesso di altri.

    Fonte e resto dell'articolo

    ICT: l’Italia in linea con la Ue per i servizi mobili...
    23 maggio 2010
    ICT: l’Italia in linea con la Ue per i servizi mobili. Bene anche l’eGov per le imprese, ma la PA potrebbe fare di più per i cittadini

    Società dell’Informazione

    L’Italia ha conseguito notevoli progressi negli ultimi anni nel settore delle infrastrutture di comunicazione – in particolare le reti mobili – e dell’eGovernment. Il Paese, tuttavia, non riesce a usare e a sfruttare il pieno potenziale della società dell’informazione.

    E’  quanto emerge dal Digital Competitiveness Report della Commissione europea, che punta a esaminare i risultati della strategia Ue in termini di penetrazione della banda larga fissa e mobile, uso di internet e diffusione dei servizi di eGovernment e di eCommerce.


    Fonte e resto dell'articolo

    Social Network e Pubblica Amministrazione: opportunità e rischi
    20 maggio 2010
    Open data format no eh?
    20 maggio 2010

    Un "genoma digitale" per salvare dati di formati ormai defunti

    mercoledì 19 maggio 2010 11:49
     
    Photo

    di Jason Rhodes

    SAANEN, Svizzera (Reuters) - In un bunker segreto nelle Alpi svizzere, i ricercatori europei hanno depositato un"genoma digitale" per fornire la chiave alle future generazioni per leggere dati archiviati con tecnologie defunte.

    Accompagnati da corpulente guardie del corpo in divisa nera, gli scienziati portano una "capsula del tempo" attraverso un labirinto di gallerie e cinque zone di sicurezza sino ad una cripta vicino ai pendii della località di vacanze chic Gstaad.

    La scatola sigillata contiene la chiave per accedere a formati digitali ormai estinti e sarà conservata al sicuro per i prossimi 25 anni dietro ad una porta di tre tonnellate e mezzo di un archivio forte abbastanza da resistere ad un attacco nucleare, conosciuto come la Fort Knox svizzera.


    Fonte e resto dell'articolo
    Italiani? Followers!
    29 marzo 2010
    E' una sindrome che seguo da tempo e che, a dire il vero mi spaventa e mi addolora!
    Un piccolo esempio di "pecoronismo" italiano: arrivano 100 auto al casello autostradale, un casello ha 10 auto in coda, un altro solo 5 e un terzo e' vuoto... dove andrà il 101esimo? Non ve lo dico... guardate da voi...

    Ma qui voglio parlare di tecnologie!
    A volte siamo bravi e sembra quasi che ci disturbi... abbiamo delle buone idee, le mettiamo nero su bianco in una qualche normativa e poi... poi aspettiamo che altri Paesi adottino idee analoghe e ci accorgiamo che è una buona idea, dimenticandoci di averla già avuta e addirittura normata!

    Di che cosa parlo? Di Open Government!

    Da quando Obama e la Finlandia (i nostri fari per l'Innovazione), hanno cominciato a parlarne adesso, FINALMENTE aggiungo, ne parliamo anche noi (non vi tedio con i link, ma ne troverete a bizzeffe)...

    Vi ricordo la storia...
    In Italia sono anni che parliamo di dati pubblici in formato aperto… a volte ascoltati, a volte meno, ma sono almeno 5 anni! E anche noi abbiamo una direttiva, il Codice dell’Amministrazione Digitale (dal 2005… siamo arrivati prima noi ), che all’articolo 68 comma 2 obbliga la PA a rappresentare dati e documenti in almeno un formato aperto! Lo stesso Decreto all’articolo 68 comma 3 definisce il formato aperto come formato “reso pubblico e documentato esaustivamente”…
    Il problema è che in Italia si fanno le leggi (e ne abbiamo di bellissime) ma sono disattese, soprattutto dalla PA!
    Gli italiani hanno bisogno di sanzioni in caso di non rispetto delle normative, senza sanzioni le norme nel nostro paese non funzionano… ahinoi!

    Ne parliamo a Maggio, veniteci a trovare, non ve ne pentirete :)
    Stato laico? Un sogno in questo Paese!
    31 gennaio 2010

    Legislatura 16º - Disegno di legge N. 1947

    DISEGNO DI LEGGE

    Art. 1.

        1. In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso.

        2. Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi.
        3. Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile.

    °°°°

    Purtroppo non è uno scherzo, qui trovate il testo scaricabile in pdf.

    anche quest'anno, puntuale come le tasse...
    20 dicembre 2009

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    permalink | inviato da undo il 20/12/2009 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
    Persona 2.0
    24 ottobre 2009
    Oggi mi hanno detto che sono una "Persona 2.0", mi è piaciuto molto, mi piace e mi ci riconosco.

    In effetti troppo spesso la gente parla di 2.0 ma si comporta come se internet non esistesse, come se la partecipazione dal basso fosse una bestemmia in chiesa, come se il diverso non fosse un valore, come se le comunità (virtuali e non) fossero cosette senza senso...

    Sono contenta, non potevo avere un complimento più bello!


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    ottobre