
DIARI
Per Franco Carlini
20 gennaio 2009
Che cosa ci faccio io qui, in questa stazione deserta a quest'ora di notte?
Ho il sonno nella pancia, ma sono contenta di andare.
Un venticello delicato mi scompiglia i capelli, ancora umidi di doccia, mentre un gallo (un gallo!) canta una, due, ... dieci volte insistentemente quasi fosse la sua ultima chance di essere ascoltato prima che i rumori della città si alzino e lo sovrastino...
Anche oggi in treno!
Quando la sveglia è suonata ci ho messo un po' prima di capire che quel suono era per me e ancora un po' prima di capire, prima di ricordare dove dovevo andare: Genova! Sorrido, mi faccio un po' pena per il sonno, ma sono contenta...
I sacchi ancora vuoti della raccolta differenziata della stazione sventolano come la mia gonna (!), la gente piano piano arriva, facce assonnate o genericamente indaffarate e pensose.
Un passerotto saltella e becchetta tra i binari mentre il gallo imperterrito canta.
I rumori di un aereo in fase di decollo mi risvegliano un po'... Cigolando un treno arriva e riparte quasi subito dopo aver scaricato e caricato vagoni di persone assonnate.
Eccolo: annunciano il mio treno, è in orario, adesso dormo un po'.
Salgo e per fortuna nel mio scompartimento c'è una sola persona, mi guarda sperando che io non rompa troppo... stava dormendo, luce spenta... La lascio spenta chiudo la porta e mi rilasso.
Inizio a meditare (mi piace molto meditare in treno), la pace lentamente sale prima nei muscoli che si abbandonano come al sonno e poi nei pensieri che si placano e lasciano lo spazio al vuoto. Sono finalmente calma, serena e abbandonata... il vuoto dentro di me.
Finita la meditazione, resto immobile fino ad addormentarmi, al risveglio lo scompartimento è pieno di gente silenziosa: i pendolari sanno che devono fare piano e non li ho neanche sentiti entrare e avvicendarsi durante le varie fermate.
Eccolo! All'improvviso il mare, in movimento, costante, mi viene incontro, sereno anche lui con celesti onde lunghe che dolcemente accarezzano la spiaggia.
Forme, colori e profumo di Liguria mi vengono incontro e mi inteneriscono.
Genova, scendo dal treno e gli odori e le voci mi riportano al passato, al mio passato ligure.
Mi aspetta un nuovo amico, conosciuto solo online, ma abbiamo parlato per ore su Skype... un lavoro insieme? Forse, oggi ne parliamo, ma prima un caffè.
Arriviamo: conferenza, per Franco! Amore e dolore si mischiano: amore per Franco, dolore per la sua scomparsa.
Quanti ricordi, quante discussioni, anche animate e animose, quante risate, quanta passione per tentare di fare qualche passo avanti nella direzione che ci sembrava più giusta!
Intelligenza, passione e curiosità, ecco Franco!
No, si sentono ancora discorsi "tecnofobici", le tecnologie e internet possono fare danni... tutto, per diana, tutto può fare danni, anche l'acqua, che è vita, anche l'acqua uccide quando si infuria.
E mi torna in mente un acronimo che inventai per un convegno a Fiuggi di cui Franco era chairman divertito (come sempre); ha introdotto il mio intervento (lui sapeva che cosa avrei detto, ci eravamo divertiti a parlarne la sera prima, non era lavoro, ma passione) dicendo: e adesso Flavia vi farà cadere una tegola in testa.
Tra la curiosità dei presenti inizio la mia presentazione e arrivo alla TEGOLA: Tecnologie, EGoverment, Open source, Liberi saperi, Accessibilità.
Di questo ho parlato mentre Franco mi faceva mille domande e stimolava gli interventi della sala. Non finivamo più, abbiamo giocato, chiacchierato, discusso per ore sulla TEGOLA cercando soluzioni, idee, proposte...
Dopo quella volta non l'ho più visto.
Ero a Naxos quel giorno di agosto, al sole caldo, davanti ad un mare blu, calmo e caldo.
Mi arriva un sms: hai saputo di Carlini?
No, non so, che cosa?
Non avrei voluto saperlo, non avrei voluto sentirlo.
Grazie Franco per quel pezzo di strada che abbiamo percorso insieme!
franco carlini
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